LA VITA I TEMPI

 

Principe di Arianello, giurista e pensatore italiano, nato a Napoli nel 1752 e morto nel 1788 a Vico Equense anse. Terzo tiglio di Cesare e di Marianna Montalto, Filangieri accuse, più volte, l'assurdità del barbaro ente feudale del maggiorascato che ostacolava la sua attitudine agli studi e il giovane filosofo aveva dovuto verificare sulla propria pelle quest'ingiusto istituto giuridico e in conformità alle usanze del tempo era destinato con il fratello Antonio ad una carriera militare, ma nel 1769 comincia dedicarsi agli studi storici, giuridici e letterari, di cui sentiva prepotente la vocazione. Consegui la laurea in avvocatura nel 1774. In quel periodo nella giustizia, per limitare l'arbitrio della magistratura, é introdotto un’importante innovazione con l'obbligo della motivazione scritta delle sentenze, il ricorso del Re nei casi di dubbi sulla norma e l'eliminazione degli arbitri del ceto forense. Contro i tentativi di opposizione a questo provvedimento Bernardo Tanucci ( Ostia ‑ Arezzo 1698/ Napoli 1782) un giurista e uomo di Stato al servizio del re Carlo III e del suo successore Ferdinando IV, si avvale del sostegno di Filangieri e della sua opera Riflessioni politiche, sull'ultima legge del sovrano che riguarda la riforma dell'amministrazione alla giustizia. Ha inizio per Napoli un lungo periodo di età felice, con la pace non minacciata né all' interno né all’esterno grazie anche ad alcuni trattati con gli Stati esteri si assiste ad una rilevante ripresa delle attività terziarie e commerciali. Sono sistemati i porti di Brindisi, di Baia e di Miseno e creata la Borsa di Commercio. Vengono aperti nuovi teatri e viene fondata l'Accademia di Scienze e Belle Lettere. Napoli diventa un fervido centro intellettuale, di rilevanza europea, vi pubblicano libri del Filangieri. "La classe colta dispensava encomi ai sovrani, nello stesso momento in cui riteneva di poter essere, fonte e guida morale e politica nel Regno".

Nel 1777, Filangieri fu al servizio di Ferdinando IV, come gentiluomo di camera e maggiordomo di settimana del Re, poco dopo divenne ufficiale nel Real Corpo dei Volontari di Marina sino al 1783 quando sposò la contessa Carolina Fremdel di Presburgo. Si ritirò per qualche tempo a Cava dei Tirreni dove elaborò una delle prime grandi opere di filosofia del diritto e sulla teoria della giurisprudenza che apparse in Italia e forse in Europa, La scienza della legislazione, edita nel 1780 ma già abbozzata nel 1775 circa. Secondo il progetto iniziale avrebbe dovuto comprendere sette libri riguardanti le norme generali, l'educazione e la religione, le leggi politiche ed economiche, i1 diritto e la procedura penale, la patria potestà e l'ordinamento della famiglia ma pubblicò solo i primi quattro, tra il 1780 e il 1785, poiché la morte gli impedì di condurre a termine. Dopo la sua morte, videro la luce anche la prima parte e 1' indice della seconda parte del libro quinto, sulle leggi riguardanti la religione. La "Scienza della Legislazione" non é profonda filosoficamente e scientificamente, si tratta piuttosto di un'opera di efficace propaganda politica. I1 Filangieri nei suoi scritti riassume le conoscenze e le ambizioni degli Illuministi meridionali, nel momento di maggiore tensione morale e dottrinale. A orientarlo nella valutazione della realtà politica e sociale del paese, contribuì la vacanza presso lo zio di Palermo, Serafino Filangieri, arcivescovo della città, poiché fu spettatore alla rivolta della plebe e delle corporazioni artigiane del 1773. Scosso da quell'episodio, pervaso di violenza e di depravazione, Filangieri sentirà sollecitare nel suo animo nuovi interessi morali e dottrinali: questi episodi gli fronteggeranno tristemente la necessità dell'intervento mediativo dell'uomo di cultura, il solo che possa distinguersi dal singolo per salvaguardare interessi generali.

Nel 1787, chiamato dal Re al Supremo consiglio delle finanze, torna a Napoli. L'anno successivo sofferente di tubercolosi, si ritira a Vico Equense e muore il 21 giugno.

 

IL PENSIERO

 

La personalità dl Gaetano Filangieri incontra una rinnovata fortuna nel campo della pubblicistica meridionale, poiché i più sensibili studiosi delle nuove generazioni avvertono il bisogno di riaccostarsi a quel pensiero che porta l'impronta del genio precursore. Domenico Tommasi dice che il napoletano diede una forma limpida, armoniosa alle esigenze del tempo ed apparve come sole che innalzandosi all'orizzonte doveva illuminare tutto il mondo.

L'insegnamento di Filangieri si trasformò in insegnamento che mise in evidenza i problemi inerenti all'arretratezza economica e sociale del Sud.

Il suo ideale di governo era costituito da una grande monarchia mista, ma non di tipo inglese, ma caratterizzata dall'esistenza di una classe intermedia priva di funzioni di governo, ma tale di assicurare l'equilibrio, e da un corpo depositario delle leggi, mediatore tra i sudditi ed il principe. Filangieri combatté strenuamente i privilegi feudali e nel campo penale ebbe il grande merito di opporsi al procedimento accusatorio. In materia educativa, Filangieri si dichiarò a favore: di un'educazione pubblica ed universale. In sostanza il suo pensiero fu più appassionato che profondo e come tale ebbe un'importanza circoscritta nell'ambito del suo tempo. Tuttavia in Filangieri si trovano frequentemente anticipazioni di riforme legislative avvenute solamente molto più tardi.

Nei suoi studi economici e sociali, analizza la complicata fenomenologia delle classi sociali, di cui individua i convitti e contrasti che ne determinano il cambiamento.

Nel campo giuridico il suo pensiero é situato ne "La scienza della Legislazione" che suscitò l'opposizione dei difensori del vecchio ordine feudale in essa combattuto, e per il suo anticurialismo fu condannato dalla chiesa e messo all'indice; questo contribuì a diffondere ancora di più l'opera.

Il pensiero pedagogico del Filangieri sostiene validamente un'educazione pubblica, universale, ma non omogeneo, capace di creare abitanti attivi in periodi di pace; paladini audaci in tempo di conflitti ecc.

Il suo pensiero produsse molteplici idee legislative, come la codificazione napoleonica del 1800 e la Dichiarazione d'indipendenza di Filadelfia del 1776.

 

LA SUA OPERA “SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE”

 

Scritta in pieno riformismo illuministico, la "SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE", pubblicata in sette volumi, tratta riforme di procedura penale, vagheggia un sistema educativo di carattere rousseauiano, si prefigge di essere la guida razionale delle riforme legislative da attuare, creando una legge sicura ed ordinata. La SCIENZA é improntata al razionalismo illuministico, che appare chiaro soprattutto nell'ottimistica fiducia nell'efficacia delle leggi “illuminate” e nella concezione delle leggi e dello Stato, non come realtà storica, ma come costruzioni intellettuali che devono realizzare la logica della ragione. Non é profonda filosoficamente e scientificamente, si tratta piuttosto di un'opera di efficacia propaganda politica. L'opera é animata dall'intento di formulare un quadro di leggi assolute atte a garantire la perfetta convivenza sociale, pur nel riconoscimento che il diverso stato delle nazioni esige un loro continuo riadattamento e specificazione. Particolarmente interessante è il IV libro dedicato alla legislazione scolastica e alla pedagogia. Motivo fondamentale è che il progresso del popolo è legato alla diffusione dell'istruzione, assunta come fondamento della virtù e felicità dei popoli. L'istruzione doveva però essere impartita in modo differente secondo le diverse classi sociali: a questo proposito, Filangieri giunse a proporre l’istituzione di una "cassa di educazione" per favorire gli studi di coloro che, pur appartenendo alle classi povere, dimostrassero ingegno. In politica economica propugnò l'abolizione dei privilegi feudali ed ecclesiastici per combattere il pauperismo. Indicò come fonti di ricchezza l'agricoltura, le arti e il commercio.

Ma l'opera del Filangieri è anche permeata da spirito pratico e da concreta volontà riformatrice : oltre a porre l'esigenza di una codificazione delle leggi e di una riforma progressiva della procedura penale, la SCIENZA, infatti, individua con chiarezza molti mali storici del Regno di Napoli (abusi feudali, sperequazione nella distribuzione della proprietà terriera, eccessiva ricchezza del clero, tristi condizioni di contadini) e ne vuole indicare le soluzioni (rafforzamento dei poteri del sovrano illuminato, creazione di un vasto ceto di piccoli proprietari, uguaglianza civile, libertà commerciale, imposta unica su prodotto netto delle terre, educazione pubblica ecc.) e la SCIENZA ebbe una grande fortuna; tradotta in francese, tedesco, spagnolo, essa fu anche una delle fonti ispiratrici del pensiero e dell'opera del ceto liberale meridionale, in primo luogo dei Giacobini, della Repubblica partenopea del 1799.

L'opera del Filangieri, che risente dell'influenza esercitata su di lui dalle teorie di Rousseau, dal punto di vista economico aderisce ai principi fisiocratici e sostiene che ogni problema economico può essere risolto per mezzo di una opportuna legislazione; asserisce, infatti che l'agricoltura potrebbe avere uno sviluppo molto superiore, se una legislazione razionale rimuovesse tutti gli ostacoli economici e fiscali che ne impediscono l'espansione.

 

GLI ILLUMINISTI NAPOLETANI E IL FILANGIERI

 

L'illuminismo fu un particolare movimento culturale e filosofico che ebbe notevole importanza in Francia e in tutta Europa, per quasi tutto il 1700. Preparato dallo spirito del Risorgimento e della Riforma si svolse come frutto del libero appello alla ragione e alla scienza. Nell'ambito politico ebbe due diversi aspetti: uno quale distruttore del passato adducendo una critica basata prettamente sul raziocinio, e l'altro dettato e strutturato da una retta ragione quale costruttore di una rinvigorita e nuova società. I due grandi centri del pensiero illuminista nel nostro paese furono Milano e Napoli. A Milano gli illuministi, che facevano a capo alla rivista "Il Caffè", furono soprattutto U. Beccarla e i fratelli Verri, che si occuparono principalmente dei problemi scientifici ed economici, e diedero il proprio apporto a una diversa concezione sociale. A Napoli il pensiero illuminista propugna il principio dell'autonomia dello Stato di contro alle pretese della Curia romana. Napoli, socialmente ed economicamente tra i paesi più arretrati dell'Europa, acquistava in quegli anni un'importanza europea, divenendo un importantissimo centro culturale dell'illuminismo riformatore. Questo risveglio culturale era stato stimolato dall'arrivo a Napoli del re Carlo III di Borbone che aveva creato il patto e il desiderio di un corso di rinnovamento, volto ad incidere sulla realtà della vita economica. A Napoli si costituì un focolaio di studi economici e legislativi, attraverso i quali le dottrine più diffuse dalla Francia vengono accolte,criticate e adattate alle condizioni del regno. Ciò accadde specialmente dopo la fondazione della prima cattedra di economia politica, affidata ad Antonio Genovesi. Nel napoletano lo spirito dell'illuminismo trova i suoi precursori soprattutto in Ludovico Antonio Muratori (1672‑ 1750) e in Pietro Giannone (1676‑1748). Il primo, storico ed erudito di fama europea, autore degli Annali d'Italia (1744‑1749) e delle Riflessioni sopra il buon Gusto nelle lettere e elle arti, è importante per la polemica contro i ritardi della cultura italiana del tempo e per aver stabilito alcuni principi della metodologia storiografica critico‑ scientifica. Il secondo, autore della Istoria civile del Regno di Napoli, mostra come il potere ecclesiastico abbia limitato e indebolito il potere politico. Il Giannone si attendeva dalla sua opera "Il rischiaramento delle nostre leggi patrie e dei nostri istituti e costumi".

Una figura che appartiene più all'illuminismo francese che all'italiano é quella del napoletano abate Ferdinando Galiani (1728‑1787) che fu per dieci anni segretario dell'Ambasciata del Regno di Napoli a Parigi Galiani fu specialmente un economista. Il suo trattato Della moneta è diretto a criticare le tesi del mercantilismo che la ricchezza di una nazione consista nel possesso dei metalli preziosi. Le sue idee filosofiche, non esposte in forma sistematica, ma gettate qua e là come motti di spirito, sono contenute nelle Lettere e sono in tutto conformi alle idee dominanti nell'ambiente francese in cui Galiani è vissuto.

Dal sensismo francese deduce il fondamento delle sue dottrine economiche Antonio Genovesi (1712‑1769) che fu il primo in Europa a professare nelle università la nuova scienza dell'economia: ricoprì infatti la cattedra di lezioni di commercio nell'università di Napoli. Genovesi riconosce come principio motore il desiderio di sfuggire al dolore che deriva dal bisogno inappagato e chiama tale desiderio interesse, considerandolo come ciò che sprona l'uomo, non solo alla sua attività economica, a anche alla creazione delle arti, delle scienze e ad ogni virtù

A Montesquieu si ispirava Gaetano Filangieri nella sua Scienza della Legislazione, che mette a partito l'opera del filosofo francese per dedurne ciò che si deve fare per l'avvenire, cioè per trarne i principi e le regole di una riforma della legislazione di tutti i paesi. Dalla riforma della legislazione, Filangieri si attende il progresso del genere umano verso la felicità L i educazione del cittadino ispirato da questa fiducia ottimistica nella funzione formatrice e creatrice della legge, il Filangieri delinea il suo piano di legislazione, nel quale é notevole una difesa dell'educazione pubblica, difesa che muove, difesa che muove dal principio che solo essa può avere uniformità di istituzioni, di massime e di sentimenti e che per ciò soltanto la minor parte possibile dei cittadini va lasciata all'educazione privata.

Numerosi altri studiosi, pensatori e scrittori in Italia e in tutta Europa, si interessarono di questi problemi filosofici giuridici e soprattutto sociali, contribuendo ad una più larga diffusione di questi studi di ogni ceto della società. Questo fermento di idee fu sintetizzato nell'Enciclopedia dizionario generale che voleva offrire un quadro generale degli sforzi dello spirito umano di tutti i campi. L'opera pubblicata in 28 volumi fu un grandissimo mezzo di diffusione scientifica.